
Milano-Cortina 2026 e robotica inclusiva: quando la tecnologia diventa abilità
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La robotica contemporanea ha superato da tempo la semplice imitazione del corpo umano. Oggi punta a ripensarlo, ampliarlo e potenziarlo. Un esempio concreto arriva dall’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL), dove un team di ricerca ha sviluppato una mano robotica modulare capace di superare le prestazioni di una mano umana tradizionale.
Il dispositivo, pubblicato su Nature Communications e guidato dalla professoressa Aude Billard, non è una protesi antropomorfa: è un sistema radicalmente nuovo. Non esiste un pollice fisso, non c’è distinzione tra palmo e dorso, e ogni dito è identico agli altri. Qualsiasi coppia può generare una presa opponibile e il numero di dita può essere adattato in base al compito da svolgere.
Il risultato è una evoluzione funzionale della mano, non una sua copia biologica.
Dalla manipolazione alla “loco-manipolazione”
L’elemento più innovativo è la capacità della mano robotica di sganciarsi dal braccio e muoversi autonomamente. Può strisciare su superfici, trasportare oggetti e combinare movimento e presa in un unico sistema. I ricercatori definiscono questo approccio loco-manipolazione: un paradigma ispirato a organismi naturali come polpi e mantidi religiose.
Questa convergenza tra locomozione e manipolazione apre scenari cruciali per ambienti complessi, dinamici e imprevedibili. Ma soprattutto introduce nuove possibilità in ambiti dove il corpo umano incontra limiti strutturali: riabilitazione, assistive robotics e sport paralimpico.
Milano-Cortina 2026: la robotica inclusiva entra in scena
Le Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 potrebbero rappresentare un vero laboratorio a cielo aperto per la robotica inclusiva. Non più semplici protesi passive, ma dispositivi robotici attivi, progettati per amplificare le capacità degli atleti con disabilità.
Una mano robotica modulare come quella sviluppata all’EPFL potrebbe essere integrata in:
- Protesi intelligenti adattive, capaci di modificare la presa in tempo reale per sci, bastoncini, attrezzature e supporti tecnici.
- Sistemi di assistenza autonoma nella fase pre-gara, utili per indossare equipaggiamenti complessi, regolare scarponi o fissare ausili senza supporto costante.
- Robot di supporto a bordo campo, in grado di muoversi autonomamente, recuperare oggetti e operare in spazi ristretti delle strutture olimpiche.
- Interfacce neurali e muscolari avanzate, che sfruttano la plasticità cerebrale per controllare configurazioni non biologiche, come mani con più dita o prese non convenzionali.
Dal concetto di protesi all’estensione delle abilità
Secondo Aude Billard, la vera sfida non è replicare l’anatomia umana, ma progettare nuove forme di interazione tra corpo, cervello e macchina. Studi neuroscientifici dimostrano che il cervello umano è altamente adattabile e può imparare a controllare strutture robotiche non antropomorfe in tempi sorprendentemente brevi.
Applicata allo sport paralimpico, questa visione ribalta il paradigma tradizionale:
la tecnologia non è più un semplice sostituto della funzione mancante, ma una estensione evolutiva delle abilità umane.
La mano robotica dell’EPFL non scenderà ancora sulle piste di Milano-Cortina, ma il messaggio è chiaro: il futuro della robotica non passa dalla copia dell’uomo, bensì dalla collaborazione evolutiva tra intelligenza umana e sistemi artificiali.

