
L’arma contro la crisi si chiama Intelligenza Artificiale: l’Europa attacca la concorrenza di Usa e Cina.
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L’Europa è alle strette. La crisi dell’industria attraversa uno dei momenti più critici degli ultimi anni. Mentre il mondo osserva l’avanzata inesorabile dell’intelligenza artificiale, il Vecchio Continente si trova di fronte a una sfida epocale: recuperare terreno nella competizione tecnologica globale, minacciata dall’egemonia di Stati Uniti e Cina.
Un campanello d’allarme non trascurabile è la grave crisi che sta interessando la Germania, Paese in forte calo nella produzione industriale, ancora peggiore di Francia e Italia.
Come evidenziato da ISPI DataLab, la Germania ha subito una perdita di oltre il 9% della sua produzione industriale dal 2019, motivo di grande preoccupazione in tutta l’UE.
Le cause di questa crisi sono molteplici, oltre all’aumento vertiginoso dell’energia e la concorrenza inarrestabile della Cina, quello che colpisce di più il Vecchio Continente è la debolezza fiscale dovuta al debito pubblico molto elevato di molti Paesi.
In questo scenario, l’UE si trova a un bivio: difendere la propria industria con misure protezionistiche, come i dazi sulle auto elettriche cinesi, o rischiare di compromettere ulteriormente le esportazioni e la crescita economica. La risposta non è univoca e divide i paesi membri, con Francia e Italia favorevoli ai dazi e Germania e Ungheria contrarie.
Ma, nonostante tutto, l’Europa non si arrende – almeno nelle intenzioni – e sta adottando un approccio su più fronti, combinando regolamentazione, investimenti strategici e una spinta verso l’open source, per ritagliarsi un ruolo di primo piano nel futuro dell’Intelligenza artificiale.
Questa rinnovata attenzione è riemersa nel recente Ai Action Summit 2025 a Parigi, un evento che segna un potenziale cambio di strategia per l’Europa. Il punto chiave sono gli investimenti. L’Europa pianifica di investire massicciamente nell’innovazione. La Commissione Europea ha annunciato l’InvestAI, un fondo da 200 miliardi di euro per stimolare lo sviluppo di tecnologie “intelligenti” nel continente, un segnale chiaro della volontà di passare da un approccio prevalentemente regolamentare a una strategia più orientata alla concretezza, scavalcando burocrazia e incertezze e battendo la concorrenza sui tempi.
Il Presidente francese Macron ha auspicato la creazione di un “Cern dell’AI” europeo, capace di attrarre talenti e capitali, mentre OpenAI ha annunciato la residenza dei dati in Europa per i suoi servizi, per soddisfare i requisiti di sovranità dei dati.
Il progetto OpenEuroLLM, sostenuto dalla Commissione Europea e con la partecipazione di 20 partner tra istituzioni accademiche, aziende AI e centri di supercalcolo, è un esempio lampante di questa strategia. L’obiettivo è creare modelli open-source per competere con i giganti del settore, promuovendo un ecosistema collaborativo e aperto all’innovazione.
Ma l’approccio istituzionale sarà sufficiente a stimolare l’innovazione privata? Alcuni sostengono che la forte presenza del settore pubblico abbia finora frenato lo sviluppo di soluzioni all’avanguardia. Tuttavia, segnali incoraggianti arrivano anche dal settore privato, con investimenti significativi come quello della Svezia (1,5 miliardi di euro per lo sviluppo dell’AI) e startup innovative come ASC27 Vitruvian-1, che lancia modelli AI con elevate capacità logico-matematiche.
Bilanciare regolamentazione e innovazione per creare un ecosistema competitivo. Il 2025 sarà un anno decisivo, in cui il Vecchio Continente dovrà dimostrare di poter giocare un ruolo da protagonista nel futuro dell’intelligenza artificiale, senza rimanere schiacciato tra Stati Uniti e Cina.
Tutti gli Stati membri della Ue sono invitati al “tavolo da gioco”.
La sfida è lanciata e l’Europa sembra intenzionata a raccoglierla, puntando su una strategia multiforme.
Giuliana Gagliardi
Chief Editor DiPLANET.Tech