
Pechino sbarca a Londra: ambasciata cinese, AI e cyberspionaggio nel cuore d’Europa
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La nuova ambasciata cinese a Londra, prevista presso il Royal Mint Court, non è solo una questione diplomatica. È un nodo strategico dove si incrociano Intelligenza Artificiale, cybersicurezza e sovranità digitale.
La posizione dell’edificio, vicina a infrastrutture critiche e hub tecnologici, ha acceso il dibattito nel Regno Unito: in un’epoca di data economy e cyberwarfare, anche l’architettura può diventare un asset geopolitico.
Dal 2016 Pechino ha rafforzato la propria architettura normativa con la Cybersecurity Law of the People’s Republic of China, seguita dalla Data Security Law of the People’s Republic of China e dalla Personal Information Protection Law.
Il risultato è un sistema centralizzato che protegge infrastrutture critiche, dati strategici e tecnologie di AI, consolidando un modello di sovranità digitale fortemente strutturato.
Londra risponde con un approccio orientato alla cyber-resilienza. Il National Cyber Security Centre coordina la difesa delle reti nazionali, integrando protezione delle infrastrutture, capacità offensive e collaborazione pubblico-privato.
La sicurezza oggi non si gioca solo su barriere fisiche, ma su:
Anche l’Italia è parte di reti digitali strategiche: cloud, data center, laboratori AI e infrastrutture energetiche intelligenti. La protezione passa attraverso il CERT-PA e l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, pilastri della difesa cyber nazionale.
La nuova ambasciata cinese diventa così simbolo di una competizione più ampia: non solo diplomazia, ma controllo dei dati, sicurezza delle infrastrutture critiche e leadership tecnologica globale.
Nel XXI secolo, la geopolitica si scrive in codice.