
Iran: il “nuovo Scià” lancia il Prosperity Project e apre all’era dell’innovazione
Non vuoi leggerlo? Ascoltalo!
Un Iran post-Khamenei potrebbe trasformarsi da Paese isolato e sanzionato a uno dei più promettenti ecosistemi tecnologici emergenti del Medio Oriente. È questa la prospettiva che emerge con forza dalle parole di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià di Persia, che nell’intervista al Corriere della Sera delinea uno scenario di transizione ordinata e pianificata, capace di rassicurare mercati, investitori e comunità internazionale.
Secondo Pahlavi, non ci sarà alcun vuoto di potere, ma si passerà – subito – all’attivazione del cosiddetto Iran Prosperity Project, sviluppato da oltre cento esperti iraniani e internazionali che prevede una fase iniziale di emergenza per garantire sicurezza e continuità dei servizi, seguita da una stabilizzazione economica e istituzionale e, infine, da un processo costituzionale con elezioni nazionali. Al centro di questa visione non c’è solo la sopravvivenza del Paese alla transizione politica, ma lo sblocco del suo vero potenziale economico, oggi frenato da isolamento, sanzioni e repressione.
Un Iran libero e reintegrato nella comunità globale potrebbe diventare un mercato chiave per l’innovazione tecnologica, attirando investimenti esteri in settori come intelligenza artificiale, infrastrutture digitali, fintech, sanità tecnologica ed energia avanzata, facendo leva su una popolazione giovane, altamente istruita e con forti competenze scientifiche.
La fine della fuga di cervelli e il possibile rientro di migliaia di professionisti iraniani attivi all’estero trasformerebbero il capitale umano in un vantaggio competitivo strategico, mentre l’apertura dei mercati e la normalizzazione delle relazioni internazionali offrirebbero nuove opportunità a venture capital, grandi aziende tecnologiche e startup globali. In questo quadro, la difesa dell’accesso a Internet e delle libertà digitali, sottolineata da Pahlavi come responsabilità anche della comunità internazionale, non è solo una questione di diritti civili ma una condizione essenziale per costruire un’economia basata su dati, AI e innovazione.
La promessa di un processo politico imparziale, in cui saranno gli iraniani a scegliere liberamente il proprio futuro istituzionale, rafforza l’idea di stabilità necessaria a qualsiasi ecosistema tecnologico maturo.
Se questo scenario dovesse realizzarsi, l’Iran potrebbe compiere un salto di paradigma storico, passando da simbolo di chiusura e conflitto a nuovo hub regionale dell’economia digitale e dell’intelligenza artificiale, con un impatto potenzialmente dirompente sugli equilibri tecnologici ed economici del prossimo decennio.

