
La Grandeur dei francesi punta sugli Eurobond
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Eurobond UE per l’AI: un fondo da 50 miliardi per accelerare gli investimenti europei
All roulette dell’economia europea, Emmanuel Macron intende giocare con fiches che si chiamano Eurobond per un fondo da 50 miliardi di euro dedicato all’Intelligenza Artificiale Made in Europe… Questo debito condiviso faciliterebbe, secondo i suoi calcoli, investimenti massicci colmando il gap con USA (67 mld $ nel 2024) e Cina.
Il meccanismo distribuirebbe risorse senza sovraccaricare bilanci nazionali: Francia e Germania potrebbero scalare data center e chip; Spagna e Italia, startup e applicazioni settoriali. Un flusso di capitali unificato stimolerebbe R&S condiviso, partnership cross-border e attrazione dei talenti, creando un ecosistema AI compliant con AI Act e GDPR.
L’Italia, con eccellenze in AI applicata (es. robotics, agritech), riceverebbe quote proporzionali al PIL (circa 8-10 mld € stimati). Favorirebbe PMI nel Nord-Est (Milano, Venezia,) per export tech e Sud per decarbonizzazione agricola, generando 50.000 posti qualificati (stima Commissione UE) riducendo dipendenza da funding esteri.
Ma gli svantaggi non mancano con l’aumento all’esposizione del debito comune (Italia al 140% PIL), con costi servizio stimati a 500 mln €/anno a tassi attuali (3,5% BCE). Oltre al rischio burocrazia UE che rallenta sempre tutto.
Paragoniamo gli Eurobond UE ad un grande salvadanaio condiviso da 50 miliardi di euro per far crescere l’AI in Europa. Soldi presi in prestito insieme dai paesi UE, per investire in tecnologie chiave. Dove andrebbero questi soldi?
Al centro degli investimenti ci sarebbero applicazioni concrete come la robotica per stabilimenti manifatturieri e servizi – pensate a braccia meccaniche intelligenti che assemblano auto o assistono in hotel – accanto all’agritech predittivo che prevede rese agricole e ottimizza l’irrigazione riducendo sprechi, e all’AI per diagnosi sanitarie rapide e precise nei pronto soccorso. Una parte consistente sarebbe destinata ai next-gen AI agents, software autonomi che gestiscono compiti complessi come assistenti virtuali super-evoluti, e i sensing materials, materiali intelligenti che monitorano emissioni per accelerare la decarbonizzazione industriale. Sul fronte sicurezza, i fondi punterebbero su cybersecurity per blindare dati sensibili nel fintech regolato da MiCA (Markets in Crypto-Assets,) edge computing per far girare l’AI direttamente su dispositivi locali senza cloud vulnerabili, data services affidabili e un “Open Internet Stack”, il pacchetto di tecnologie open source create dalla Ue per rafforzare la sovranità digitale europea contro giganti extra-UE. In più, nicchie come virtual worlds per metaversi immersivi e future networks per reti 6G, la sesta generazione di reti mobili che costituiscono un’evoluzione ultra-avanzata del 5G e sono ormai pronte a debuttare entro il 2030. L’Italia, in particolare, balza in prima linea grazie a realtà come Comau – un’eccellenza italiana della robotica industriale che fa parte di Stellantis.
Comau è l’esempio mondiale di braccia robotiche intelligenti per automotive, manifatturiero e logistica. Progetta cobot (robot collaborativi con umani), nella robotica e startup agritech, captando una fetta sostanziosa di questi investimenti, anche se le percentuali esatte dal piano Macron 2026 restano fluide e tutte da discutere.


