
Abbiamo chiesto all’AI di scegliere i regali di Natale: ecco perché è stata un’idea pessima
Perché delegare tutto agli algoritmi può rovinare le feste (e cosa imparare nel 2025)
Nel Natale 2025 abbiamo fatto un esperimento che sembrava inevitabile: delegare la scelta dei regali all’Intelligenza Artificiale. Dopotutto, se un algoritmo conosce le nostre ricerche, gli acquisti online, le ossessioni temporanee e persino i desideri inespressi, perché non dovrebbe saper scegliere il regalo perfetto?
La risposta è sorprendente quanto istruttiva: no, l’AI non è (ancora) un buon Babbo Natale.
L’esperimento, raccontato da un giornalista di Wired, ha messo alla prova chatbot come ChatGPT e Perplexity, chiedendo loro di selezionare i regali di Natale per sé e per la propria famiglia. Il presupposto era chiaro: i modelli di intelligenza artificiale, allenati su enormi quantità di dati e pattern comportamentali, avrebbero dimostrato una conoscenza profonda delle persone. Il risultato, invece, è stato un catalogo di errori algoritmici.
L’AI conosce i dati, non le persone
Le proposte generate sono apparse subito stereotipate, impersonali e spesso fuori contesto: box gourmet con ingredienti odiati, taccuini e penne già posseduti in abbondanza, regali “romantici” da social network, fino a suggerimenti imbarazzanti come robot aspirapolvere o kit per il test del DNA.
Con i bambini, il fallimento è stato ancora più evidente. L’AI li ha trattati come entità astratte da “stimolare”, proponendo giochi STEM educativi ma completamente scollegati dai loro desideri reali. Peccato che i bambini veri abbiano gusti precisi, nomi di dinosauri difficili da pronunciare e richieste molto chiare a Babbo Natale. Qui l’algoritmo ha sbagliato con sicurezza.
Nel caso dei regali di coppia, l’intelligenza artificiale ha pescato a piene mani dal romanticismo standardizzato dei social: esperienze preconfezionate, oggetti simbolici vaghi, idee da pubblicità anni Dieci. E quando messa alle strette, ha deragliato, arrivando a proporre elettrodomestici come soluzione “pratica”.
Con gli anziani, infine, la creatività si è ridotta a un loop infinito: plaid, tisane, cuscini. Cambiano i destinatari, non le idee. Come se, superata una certa età, le persone smettessero di essere individui.
Il vero limite dell’Intelligenza Artificiale
Il punto non è che l’AI sia inefficiente o mal progettata. È che un regalo non è una scelta razionale, ma un atto emotivo, imperfetto, rischioso. L’intelligenza artificiale eccelle nell’analizzare pattern, ma fatica a comprendere relazioni, ironia, memoria condivisa e contesto affettivo.
In altre parole, l’AI conosce Internet, non le persone.
Tecnologia sì, ma con intelligenza umana
Detto questo, il Natale 2025 conferma una tendenza chiara: i regali tecnologici restano tra i più apprezzati, soprattutto quando offrono esperienze, utilità quotidiana e design intelligente.
Accessori come smart ring, smartwatch, dispositivi per la smart home, gadget per il gaming mobile e kit educativi per IoT e robotica rappresentano un compromesso efficace tra innovazione e desiderio reale. Non sono soluzioni perfette, ma rispondono a bisogni concreti, senza scadere nel puro consumismo suggerito dagli algoritmi.
I costi restano variabili: alcune soluzioni sono premium, altre più accessibili, a dimostrazione che la tecnologia può essere un buon regalo solo se scelta con criterio umano.
Morale (algoritmica) della favola
Se dobbiamo sbagliare regalo, forse è meglio farlo da soli. Con meno dati, meno prompt e un po’ più di intelligenza naturale.



