
Poliziotti del futuro: IA, dati biometrici e la nuova frontiera della sicurezza pubblica
Cosa cambia per il poliziotto? Deve saper usare sistemi di videosorveglianza con IA, interpretare log di operazioni, gestire autorizzazioni temporanee del giudice per le indagini preliminari (nuovo articolo del codice di procedura penale) e, soprattutto, comprendere che l’IA è un tool di supporto, non un sostituto.
Se pensavate che gli agenti di Polizia fossero già detective da film Hollywoodiano, preparatevi: ora avrà un assistente che non sbaglia un colpo… a meno che non decidano gli umani, come ribadisce con calma il ministro degli Interni Piantedosi. Il Consiglio dei ministri ha appena approvato due decreti che danno alla polizia italiana una cornice d’uso per l’intelligenza artificiale, e il messaggio è chiaro: l’algoritmo può aiutare, ma non decidere. Nessuno poliziotto automatizzato, promesso. Ma sì, più occhio digitale, più dati biometrici, più sorveglianza “intelligente”.
Il poliziotto del 2026: tra casco, targa e schermo tactil
La funzione del poliziotto sta cambiando radicalmente. Non sarà più solo l’uomo che corre dietro al ladro o che controlla la targa con il blocchetto. Ora avrà a disposizione due modalità di riconoscimento facciale:
- Identificazione biometrica remota in tempo reale: mentre le persone sono in luoghi pubblici, l’IA può identificarle solo per prevenire minacce gravi specifiche o per cercare persone scomparse, vittime di sequestro, tratta o sfruttamento sessuale. L’autorizzazione è temporanea, massimo 15 giorni, con proroghe motivate.
- Riconoscimento facciale a posteriori: dopo un reato (anche tentato), si analizzano immagini e video per identificare persone già indiziate su base di documentazione video-fotografica e elementi “oggettivi e verificabili”.
Formazione del nuovo poliziotto: da “corridoio” a “data analyst”
La formazione del poliziotto dovrà evolvere. Non si tratta più solo di fare ginnastica, corso di difesa personale e diritto penale. Ora dovrà:
- Conoscere i limiti dell’IA: capire quando l’algoritmo può aiutare e quando non può decidere.
- Gestire autorizzazioni temporanee: sapere come richiedere al giudice l’autorizzazione per identificazione o localizzazione tramite IA.
- Interpretare dati biometrici: conservare dati per 7 giorni, poi cancellarli automaticamente; mantenere log per 5 anni per evitare abusi.
- Evitare il “Grande Fratello”: non usare grandi banche dati biometriche, non fare identificazione generalizzata e non mirata e non collegata a un procedimento penale.
Il poliziotto del futuro dovrà essere un misto tra agente di pubblica sicurezza e data analyst con casco. E sì, dovrà anche imparare a non farsi ingannare dall’IA che, a volte, crede di essere più intelligente di chi la usa.
Ironia sul “Grande Fratello” robotico
Piantedosi ha detto chiaramente: “Non è previsto alcun sistema di sorveglianza di massa o di ‘Grande Fratello’ generalizzato, è vietato l’utilizzo di grandi banche dati biometriche”. Ma se l’IA può aiutare, non decidere e le decisioni finali rimangono sempre dell’essere umano, allora il poliziotto non diventa un robot. Però… se l’IA è così potente, cosa succede se un giorno decidono che il poliziotto è solo un “assistente umano” per un algoritmo che pensa di essere il vero Grande Fratello?
Immagina il poliziotto del 2030: caschetto con schermo tactil, occhio digitale che identifica volti in tempo reale, dati biometrici che si cancellano dopo 7 giorni, log conservati per 5 anni. E tu, citoyen, ti chiedi: “Se l’IA non decide, chi decide? Il poliziotto? O l’algoritmo che pensa di essere il “Nuovo capo della Polizia”?
La risposta è semplice: il poliziotto rimane umano. Ma se l’IA è così potente, forse il vero Grande Fratello è già dentro il tuo smartphone. E il poliziotto? È solo il suo assistente umano.

