
Euro digitale: la rivoluzione dei pagamenti europei potrebbe iniziare nel 2027
Il progetto dell’euro digitale nasce da un’iniziativa della Commissione europea, che nel giugno 2023 ha presentato la proposta di regolamento per introdurre una nuova forma di moneta digitale emessa dalla Banca Centrale Europea (BCE). Il testo è ora al centro del percorso legislativo europeo: il Parlamento ha adottato la propria posizione negoziale, aprendo – in questi giorni – il confronto con il Consiglio dell’Unione europea nella fase finale dei negoziati.
L’euro digitale è pensato come una forma di “contante elettronico” pubblico destinata ad affiancare banconote e monete, senza sostituirle. L’obiettivo è rafforzare l’autonomia europea nei pagamenti digitali, offrendo uno strumento interoperabile, sicuro e utilizzabile in tutta l’Eurozona.
Secondo l’attuale roadmap, una fase pilota potrebbe prendere il via nella seconda metà del 2027, mentre un eventuale lancio su larga scala non è atteso prima del 2029, subordinatamente all’approvazione definitiva della normativa e al completamento dello sviluppo tecnico.
Cos’è davvero l’euro digitale
L’euro digitale è una Central Bank Digital Currency (CBDC): una moneta della banca centrale disponibile esclusivamente in formato elettronico.
Non è una criptovaluta. Non si basa su una blockchain pubblica, non è soggetto alla volatilità tipica degli asset digitali e manterrà sempre un rapporto di valore pari a uno a uno con l’euro tradizionale.
L’idea è offrire ai cittadini una forma di denaro pubblico digitale che possa convivere con il contante, i bonifici e le carte di pagamento, ampliando le possibilità di scelta senza sostituire gli strumenti già esistenti.
Come funzionerà
L’architettura prevista è a due livelli.
- La BCE emetterà l’euro digitale e ne garantirà il funzionamento, mentre banche e altri intermediari autorizzati metteranno a disposizione dei cittadini wallet, applicazioni e servizi di pagamento.
- Per l’utente l’esperienza sarà simile a quella di un conto di pagamento o di un’app bancaria, ma i pagamenti saranno regolati attraverso un’infrastruttura europea dedicata nell’ambito dell‘Eurosistema, riducendo la dipendenza dai circuiti internazionali.
È inoltre prevista l’introduzione di un limite massimo di detenzione dell’euro digitale per ciascun cittadino, con l’obiettivo di evitare che venga utilizzato come strumento di risparmio anziché di pagamento quotidiano. La soglia definitiva non è ancora stata stabilita, anche se nelle simulazioni della BCE è stato spesso indicato un valore intorno ai 3.000 euro.
Sovranità digitale
L’euro digitale dovrebbe poter essere utilizzato per:
- pagamenti nei negozi fisici tramite smartphone o carta collegata al wallet;
- acquisti online su siti di e-commerce e piattaforme digitali;
- trasferimenti di denaro tra privati (peer-to-peer), anche in modalità offline.
Proprio i pagamenti offline rappresentano uno degli aspetti più innovativi del progetto. In assenza di connessione Internet sarà infatti possibile effettuare transazioni con un livello di riservatezza paragonabile a quello del contante, pur nel rispetto delle norme europee contro il riciclaggio e il finanziamento illecito.
Sul piano geopolitico l’obiettivo è altrettanto rilevante: rafforzare la sovranità europea nei pagamenti digitali, riducendo la dipendenza dai grandi circuiti internazionali e consolidando il controllo europeo sulle infrastrutture finanziarie.
Privacy e implicazioni per l’intelligenza artificiale
Uno degli elementi centrali del progetto è la tutela della privacy.
Secondo la BCE, nelle transazioni online i dati personali saranno trattati con tecniche di pseudonimizzazione e cifratura. La banca centrale non avrà accesso ai dettagli dei singoli pagamenti, mentre gli intermediari continueranno a svolgere un ruolo analogo a quello attuale, nel rispetto della normativa europea.
Per il settore dell’intelligenza artificiale l’euro digitale rappresenterà soprattutto un nuovo contesto tecnologico e normativo. E’ stato progettato secondo il principio della “protezione dei dati fin dalla progettazione” (privacy by design), per cui la tutela della riservatezza è integrata nell’architettura del sistema e non viene aggiunta successivamente. Ciò significa che vengono raccolti solo i dati strettamente necessari e che l’accesso alle informazioni è limitato e regolamentato.
Applicazioni come la consulenza finanziaria automatizzata, il credit scoring o il rilevamento delle frodi dovranno quindi operare su dataset fortemente regolamentati, integrando criteri di trasparenza, pseudonimizzazione, minimizzazione dei dati e piena conformità all’AI Act e al GDPR (General Data Protection Regulation).
Secondo la BCE, nelle transazioni online i dati personali saranno protetti attraverso tecniche di cifratura e pseudonimizzazione, cioè sostituiti con codici che non identificano direttamente il titolare del pagamento. La BCE non avrà accesso ai dettagli delle singole transazioni.
La roadmap
Le principali tappe previste sono:
- 2026-2027: prosecuzione dell’iter legislativo europeo con la conclusione dei negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione;
- seconda metà del 2027 (ipotesi): possibile avvio di una fase pilota della durata di circa dodici mesi;
- dal 2029 (scenario indicativo): eventuale introduzione dell’euro digitale nell’Eurozona, qualora il quadro normativo e tecnico sia completato.
Per cittadini e imprese il cambiamento potrebbe tradursi nella possibilità di utilizzare un portafoglio digitale europeo, accessibile tramite app dedicate o integrate nei servizi bancari. Un nuovo strumento di pagamento pubblico, pensato per funzionare in tutta l’area euro, con elevati standard di interoperabilità, sicurezza e tutela della privacy, in un contesto sempre più orientato alla sovranità digitale europea.


