
Il Far West delle Imprese Italiane “Fai-Da-Te”
L’intelligenza artificiale non è più il futuro, è il presente delle scrivanie italiane. Ma c’è un problema: mentre i dipendenti macinano produttività a colpi di prompt, le aziende navigano a vista. Il report di Soldo – piattaforma che monitora l’adozione dell’AI nelle imprese italiane – svela un ecosistema che scoppia di innovazione, ma che sta rischiando grosso sul fronte dei controlli.
L’Italia si scopre dipendente dall’AI. Non è una novità, ma la conferma arrivata dall’ultimo report di Soldo ha il sapore di un campanello d’allarme che risuona forte nei corridoi delle direzioni finanziarie. Se l’83,8% dei lavoratori italiani è più che convinto che l’intelligenza artificiale ha trasformato in meglio la propria produttività, la realtà dietro le quinte è molto più caotica di quanto le tabelle Excel vorrebbero farci credere.
La vera notizia non è che usiamo l’AI, ma come la stiamo usando. Il report evidenzia un fenomeno preoccupante: la “Shadow AI”. Un dipendente su quattro (27%) con potere di spesa ,acquista strumenti AI di tasca propria senza passare per alcun iter di approvazione aziendale.
Tradotto? Le aziende italiane hanno le mani piene di software di cui spesso ignorano l’esistenza, la sicurezza e, soprattutto, il ritorno sull’investimento. È un Far West digitale dove l’agilità del singolo si scontra con l’assenza totale di una visione strategica collettiva.
L’Italia vs Europa: il gap delle competenze è un muro
Se guardiamo oltre confine, il divario diventa evidente. Mentre in Europa si sta consolidando una cultura della governance basata su quadri normativi solidi e una formazione strutturata (spinta anche dal rigore del nuovo AI Act), l’Italia sembra affetta da una “bulimia tecnologica”.
Il dato è impietoso: solo il 26% delle aziende italiane ha policy definite. In molti contesti europei, l’adozione di sistemi AI è preceduta da percorsi di literacy (alfabetizzazione) obbligatori e da una chiara segregazione dei compiti. Qui da noi, invece, vince l’improvvisazione. Molti dipendenti si sentono “spinti” ad adottare l’AI senza avere le competenze necessarie o il supporto dell’IT, trasformando ogni traguardo di produttività in un potenziale rischio per la sicurezza dei dati aziendali.
Il Finance: il nuovo guardiano (che però non ha ancora gli strumenti)
Il report di Soldo pone un accento strategico sul ruolo del Finance. Il 77% dei finance leader italiani si sente oggi il vero responsabile della supervisione degli investimenti in AI. Eppure, solo il 21% dichiara di avere gli strumenti necessari per misurare il ROI (il ritorno sull’investimento) di queste tecnologie.
Siamo di fronte a un’anomalia: stiamo comprando, usando e integrando strumenti che non sappiamo ancora misurare correttamente. La funzione Finance, solitamente tempio della precisione, si trova a dover gestire “voci di spesa fantasma” che si moltiplicano in abbonamenti SaaS non censiti.
Serve un cambio di marcia: meno “fai-da-te”, più strategia
La domanda che le imprese italiane devono porsi non è più “dobbiamo usare l’AI?”, ma “chi controlla quello che stiamo pagando?”. “L’AI non è un gadget da ufficio, ma un asset strategico che richiede tre elementi chiave: mappatura completa degli strumenti, formazione certificata e una governance integrata tra Finance e IT.”
L’entusiasmo dei lavoratori italiani per l’AI è una risorsa straordinaria che le aziende non devono spegnere, ma canalizzare. Il rischio di continuare così? Restare un Paese di “smanettoni aziendali” mentre i nostri vicini europei stanno costruendo solide infrastrutture di AI enterprise. Ma senza governance, quanto durerà questa corsa prima di scontrarsi con il primo vero ostacolo di sicurezza o di costo?
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