
L’AI presenta il conto: Gartner prevede 2,59 trilioni di dollari di investimenti nel 2026
L’ultima previsione di Gartner indica che la spesa mondiale per l’intelligenza artificiale raggiungerà 2,59 trilioni di dollari nel 2026, con un aumento del 47% su base annua. Un dato che sposta l’AI dal territorio della sperimentazione a quello di una voce ormai inevitabile nei bilanci aziendali.
John-David Lovelock, vicepresidente e analista di Gartner – una società americana di ricerca e consulenza, fondata nel 1979 da Gideon Gartner, con sede a Stamford, Connecticut – sottolinea che la crescita è trainata soprattutto da vendor e infrastrutture, segnale di un passaggio netto dai progetti dimostrativi a una vera industrializzazione dell’AI. In altre parole, il mercato non sta più premiando solo le idee brillanti: sta premiando chi riesce a mettere l’AI davvero in produzione.
La distribuzione della spesa è molto rivelatrice: la parte più consistente finisce nell’infrastruttura AI, con server ottimizzati per l’AI, capacità nei data center e semiconduttori necessari per sostenere addestramento e deployment dei modelli su larga scala. Gartner evidenzia anche una forte crescita di AI services e software, che dovranno accompagnare l’adozione in ambienti reali.
Il punto centrale di Lovelock è netto: dopo l’euforia iniziale, il mercato entra nel “trough of disillusionment”, la fase in cui contano meno gli annunci e più i risultati misurabili. I grandi beneficiari della spesa oggi sono soprattutto i fornitori di piattaforme, cloud e infrastrutture, non i singoli progetti interni costruiti come semplici esperimenti.
Cosa cambierà per le imprese nei prossimi mesi
Le aziende si troveranno a gestire budget AI molto più pesanti, che non includono solo software e consulenza, ma anche investimenti importanti in infrastruttura. Con una previsione da 2,59 trilioni di dollari, Gartner rende evidente che la pianificazione finanziaria dovrà cambiare subito.
Un altro elemento critico sarà la pressione sulla supply chain tecnologica: la domanda di server e chip per AI sta già creando colli di bottiglia. Questo significa tempi di approvvigionamento più lunghi, costi più alti e maggiore dipendenza dai grandi fornitori.
Sul piano operativo, le metriche cambieranno rapidamente. Le imprese dovranno spostarsi dai semplici proof of concept verso indicatori concreti come time-to-production, affidabilità dei modelli, costi per inferenza e valore economico realmente generato.
Lovelock non sta descrivendo una semplice fase di entusiasmo tecnologico, ma un cambiamento strutturale del mercato. Il messaggio per le imprese è chiaro: l’AI non si valuta più per quanto promette, ma per quanto riesce davvero a produrre in termini di efficienza, scala e ritorno economico.
In sostanza, la corsa all’AI è diventata una corsa all’esecuzione. E nei prossimi mesi vinceranno le aziende capaci di trasformare investimenti enormi in valore reale, mentre le altre rischiano di consumare capitale senza ottenere vantaggi competitivi duraturi.


