
Cernobbio 2026: l’Europa punta sulla sovranità digitale, ma l’AI parla americano. Il dilemma strategico al Forum Ambrosetti
Se c’è un luogo in cui il futuro dell’economia continentale viene soppesato, sezionato e, talvolta, prefigurato, sono le sponde del Lago di Como. Alla 52ª edizione del Forum The European House – Ambrosetti, che si apre oggi 4 settembre e si svolgerà fino al 6 settembre a Villa d’Este, l’aria di inizio autunno porta con sé un verdetto chiaro, fotografato dai dati dell’ultimo osservatorio Deloitte: l’intelligenza artificiale ha smesso di essere un esperimento da laboratorio o un lusso per le tech company. È diventata infrastruttura critica e, sempre più, questione geopolitica.
Il nodo politico ed economico più stringente che emerge in apertura di Forum riguarda la sovranità digitale. L’Europa vuole guidare la rivoluzione dei dati, ma si scopre fortemente dipendente. Secondo Deloitte, il 75% delle imprese che adottano l’AI si appoggia a servizi cloud di terze parti e il 39% utilizza modelli sviluppati interamente da provider esterni, per lo più oltreoceano. In altre parole, stiamo costruendo i motori del nostro futuro su terreni di cui non possediamo le chiavi di casa.
Questa concentrazione tecnologica rischia di minare l’autonomia strategica dell’UE proprio nel momento di massimo sforzo competitivo. La febbre degli investimenti in Italia, nonostante il rischio di dipendenza, corre. E le imprese lo fanno a colpi di budget: l’82% delle aziende dichiara di aver aumentato i fondi destinati all’AI, spinta da un’aspettativa quasi messianica, mentre il 92% dei manager si attende un incremento diretto e tangibile della produttività. La febbre è altissima soprattutto nel settore finanziario: tra il 60% e il 70% dei player bancari e assicurativi italiani ha ormai integrato l’AI nella propria operatività quotidiana. Non più semplici chatbot per l’assistenza clienti, ma core business, risk management e algoritmi predittivi.
Il vero scoglio del 2026, tuttavia, non è spendere, ma trasformare. C’è una faglia profonda tra chi ottimizza i costi e chi reinventa il mercato. Se il 66% delle organizzazioni festeggia già i primi ritorni in termini di efficienza operativa, solo il 34% sta usando l’intelligenza artificiale per scardinare e ridisegnare modelli di business o prodotti. Ancora più emblematico è il caso dell’AI agentica e della physical AI – i veri trend tecnologici dell’anno – capaci di agire in autonomia come una “forza lavoro digitale”. A fronte di massicci investimenti e grande hype, appena l’11% delle aziende è riuscito a portare questi sistemi agentici pienamente in produzione; il resto sono progetti pilota bloccati dalla complessità infrastrutturale o dalla carenza di competenze.
Entra sempre in gioco il fattore umano, perché la tecnologia da sola non basta: è forse questo il messaggio più forte che Deloitte consegna ai leader riuniti a Cernobbio. Il vantaggio competitivo di questa fine 2026 non si misurerà sulla potenza di calcolo acquistata, ma sulla capacità di orchestrare il rapporto tra algoritmo e lavoratore. I vertici aziendali che vedono l’AI come strumento puramente trasformativo sono raddoppiati in un anno (dal 12% al 25%), segno che la consapevolezza sta cambiando.
Ora la parola passa alla governance – aziendale e politica – per decidere se l’Europa debba essere l’architetto del proprio futuro digitale o semplicemente il cliente più ricco dei giganti della Silicon Valley.

