Lavarsi i denti con “intelligenza”: ma serve davvero?
Dyson ha presentato CameraJet, uno spazzolino elettrico da 480 euro che combina spazzolamento e irrigazione interdentale. Il dispositivo usa una videocamera e un sistema di intelligenza artificiale per mappare la bocca e riconoscere gli spazi tra i denti, attivando automaticamente piccoli getti d’acqua. Per funzionare richiede però un dentifricio non schiumogeno e un collutorio specifico, entrambi venduti da Dyson.
A meno di due settimane dal lancio, CameraJet è stato ritirato temporaneamente dal mercato in diversi Paesi, Italia compresa. L’azienda ha parlato di una domanda superiore alle attese, ma ha anche ammesso un problema di fabbricazione su alcuni esemplari. Diversi utenti hanno segnalato dispositivi guasti dopo pochi secondi di utilizzo e tracce d’acqua nel vano della batteria. Altri hanno lamentato getti troppo forti, condensa sulla videocamera e difficoltà nel mantenere lo spazzolino nella posizione corretta. Secondo alcune testimonianze, durante l’uso è inoltre necessario inclinarsi più volte sul lavandino per far defluire l’acqua accumulata in bocca.
Il prodotto sembra quindi confermare i rischi della cosiddetta sovraingegnerizzazione: aggiungere videocamere, sensori e Ai a uno strumento semplice, senza renderne necessariamente più facile l’utilizzo. Con CameraJet, la domanda è inevitabile: serviva davvero l’intelligenza artificiale per lavarsi i denti?

