
Il futuro era ieri: la AI è già dentro gli Utili Europei
Per capire dove sta andando la Borsa europea, forse conviene smettere di guardare soltanto ai titoli che vendono intelligenza artificiale. Il punto, sempre più, è capire quali aziende stanno imparando a farci soldi.
È questa la fotografia che emerge dall’analisi di Franz Weis, CIO e portfolio manager delle strategie azionarie europee di Comgest. Ad agosto l’azionario europeo ha continuato a salire, sostenuto da revisioni positive delle stime sugli utili: per il 2026 la crescita dell’EPS dell’MSCI Europe è ora attesa intorno al 18%.
Ma dietro i numeri c’è una trasformazione più interessante. L’Intelligenza Artificiale non è più soltanto una storia tecnologica ma sta diventando una storia industriale, finanziaria e persino infrastrutturale.
I data center ne sono l’esempio più evidente. Kingspan, società specializzata nell’efficienza energetica e nelle infrastrutture edilizie, ha visto gli ordini della divisione dedicata ai data center più che raddoppiare. L’AI ha bisogno di potenza di calcolo, ma la potenza di calcolo ha bisogno di edifici, energia, raffreddamento e sistemi di gestione. La rivoluzione digitale, insomma, ha una sorprendente quantità di cemento sotto i piedi.
Poi c’è il software. Per mesi le società SaaS sono state trattate come possibili vittime dell’AI: se l’intelligenza artificiale può scrivere codice, analizzare dati e automatizzare processi, perché continuare a pagare per il vecchio software?
Le aziende con software mission-critical, dati proprietari e una posizione consolidata presso i clienti possono trasformare l’AI da minaccia in moltiplicatore di valore. È il passaggio dalla prima fase dell’AI — quella dei grandi vincitori e dei presunti perdenti — alla seconda: chi riesce davvero a monetizzare l’intelligenza artificiale?
Il mercato sembra iniziare a rendersene conto. Il recupero dei titoli SaaS e il ritorno dell’interesse per le operazioni di M&A suggeriscono che gli investitori stanno rivalutando il ruolo del software nell’economia dell’AI.
Anche il settore biopharma offre un’altra faccia della stessa rivoluzione. Le prospettive favorevoli per le apparecchiature di bioprocessing e i progressi nelle terapie avanzate stanno sostenendo società come Sartorius Stedim. Qui l’AI non è necessariamente il prodotto finale: è parte di un ecosistema nel quale dati, automazione, ricerca e capacità computazionale stanno comprimendo tempi e costi della scoperta scientifica.
SAP, intanto, continua a beneficiare della crescita del cloud. È un altro tassello della medesima storia: l’AI non vive in un laboratorio separato dall’economia, ma si sta infilando dentro le infrastrutture digitali che le imprese utilizzano ogni giorno.
Naturalmente, non è tutto rose e chip. Il petrolio caro, alimentato anche dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, riaccende l’inflazione e potrebbe rendere la BCE meno accomodante. Per l’azionario europeo significa che la crescita degli utili dovrà fare i conti con un costo del denaro potenzialmente più elevato.
La prossima fase della corsa all’AI potrebbe non essere dominata esclusivamente dai produttori di chip o dai colossi tecnologici. Potrebbe premiare le aziende capaci di integrare l’intelligenza artificiale nei propri vantaggi competitivi, trasformandola in maggiore produttività, nuovi ricavi e utili più robusti.
