
La Moda sfila a Milano: il prossimo passo potrebbe essere un QR Code
Mentre Milano in questi giorni si accende per la Fashion Week, con le collezioni Primavera/Estate 2027 in passerella dal 22 al 28 settembre, la moda si prepara a un’altra sfilata, molto meno glamour ma destinata a cambiare il modo in cui produciamo, vendiamo e conosciamo un capo: quella del Digital Product Passport.
Il Passaporto Digitale di Prodotto, o DPP, sarà una sorta di carta d’identità digitale dell’abbigliamento. Un QR code, o un altro identificativo digitale, potrà collegare il prodotto a un insieme strutturato di informazioni su materiali, origine, tracciabilità, manutenzione, riparazione, riuso e riciclo.
Per il tessile, però, non è ancora scattato alcun obbligo. La Commissione europea prevede di adottare nel quarto trimestre del 2027 l’atto delegato che definirà le regole specifiche per il settore. Solo dopo arriveranno le indicazioni tecniche e le misure necessarie all’applicazione.
Dunque, non è ancora il momento di mettere un passaporto digitale su ogni maglietta, ma è decisamente il momento di preparare i dati che quel passaporto dovrà contenere.
Il punto, infatti, non è semplicemente aggiungere un QR code all’etichetta. Il vero salto digitale riguarda i dati lungo tutta la filiera: chi ha prodotto il tessuto? Di quali fibre è composto? Da dove arriva? Chi lo ha confezionato? Come si può riparare, riutilizzare o riciclare?
La Commissione indica proprio nella maggiore trasparenza e tracciabilità della catena del valore uno degli obiettivi del DPP. Le informazioni dovranno inoltre essere accessibili in modo standardizzato e potranno essere utili non solo a imprese e consumatori, ma anche a riparatori, riciclatori e autorità.
Ed è qui che la moda incontra davvero la digitalizzazione.
Per un’azienda significa iniziare a mappare quali dati possiede, dove sono conservati, chi li aggiorna e come possono essere collegati al singolo prodotto. Perché il problema del futuro non sarà soltanto creare il passaporto: sarà avere informazioni affidabili da metterci dentro.
La buona notizia è che il lavoro preparatorio è già iniziato. Il Joint Research Centre della Commissione ha elaborato una metodologia per individuare le informazioni necessarie al futuro DPP, distinguendo tra dati essenziali, fortemente raccomandati e volontari. Ma attenzione: non si tratta ancora dell’elenco definitivo degli obblighi per l’abbigliamento.
La Fashion Week racconta la moda attraverso creatività, materiali e nuove collezioni. Il DPP aggiunge un’altra dimensione: la storia digitale di ciò che indossiamo.
E mentre sulle passerelle milanesi si guarda alla moda del 2027, nelle aziende sarebbe già il momento di guardare ai dati che la accompagneranno.
Perché il prossimo accessorio indispensabile, forse, non sarà una borsa. Sarà un’informazione ben organizzata.

