
Maturità 2026: l’Intelligenza Artificiale diventa il tutor degli studenti, ma il pensiero critico resta insostituibile
Mancano pochissimi giorni al 18 giugno e, tra i banchi, l’Intelligenza Artificiale è ormai una presenza costante. Non più solo un “oracolo” a cui chiedere riassunti dell’ultimo minuto, ma un compagno di ripasso capace di cambiare le carte in tavola. Eppure, il rischio di scivolare in una preparazione meccanica e priva di anima è altissimo.
Come spiega la formatrice Chiara Savino, il punto di svolta non sta nell’usare l’IA per “produrre” lavoro, ma nell’imparare l’arte del prompting. In vista della Maturità, la differenza tra chi sopravviverà all’orale e chi risulterà poco convincente davanti alla commissione sta tutta qui: nel capire che l’Ai deve essere interrogata per testare le nostre certezze, non per aggirare lo sforzo.
Il pericolo, oggi, non è che i professori scoprano un tema generato da una macchina, ma che lo studente arrivi al colloquio con un pensiero “preconfezionato” e privo di spessore critico. La maturità è, per definizione, la prova della propria autonomia intellettuale; delegare questa fase ai chatbot significa svuotare di senso l’intero esame.
Per le materie considerate “ostiche”, l’Ai può trasformarsi da muro invalicabile a interprete. Pensiamo alla Matematica o alla Fisica: se hai difficoltà a capire il passaggio logico di un problema complesso, non limitarti a chiedere la soluzione. Chiedi all’Ai di spiegarti il “perché” di ogni passaggio, magari usando un’analogia del mondo reale che ti aiuti a visualizzare il concetto. È un po’ come avere un tutor privato disponibile 24 ore su 24 che non si stanca mai di rispiegare lo stesso teorema in modi diversi finché non scatta la scintilla della comprensione.
Anche nelle lingue straniere o in Filosofia, l’approccio cambia radicalmente. Se ti senti bloccato su un autore complesso come Kant o Hegel, puoi chiedere all’Ai di sintetizzare il nucleo del suo pensiero in un linguaggio semplice, quasi come se dovesse spiegarlo a un amico, per poi chiedergli di creare un dibattito tra due filosofi su un tema d’attualità. Questo esercizio non solo ti permette di fissare i concetti, ma allena la tua capacità di argomentare, esattamente ciò che la commissione si aspetta di vedere durante il colloquio orale.
Il vero valore aggiunto emerge quando usi l’Ai per mettere in ordine il caos dei collegamenti. Spesso, il problema non è la conoscenza della singola materia, ma la capacità di tessere un filo conduttore unico.
Usare l’Ai in modo intelligente significa trasformarla in uno specchio: chiedetele di mettervi in difficoltà, di confutare le vostre tesi o di aiutarvi a collegare materie apparentemente distanti. Ma, una volta chiuso il computer, la parola deve tornare a voi. La vera sfida, per la Maturità 2026, non è saper far parlare la macchina, ma dimostrare ai commissari che voi avete qualcosa di originale da dire, che nessuna intelligenza artificiale potrà mai replicare.


