Intelligenza artificiale e mercati finanziari: per PGIM il boom è appena iniziato
Ora i riflettori sono puntati sulle trimestrali: nuovi rialzi delle stime e segnali di domanda robusta potrebbero rafforzare la fiducia degli investitori.
Il boom dell’intelligenza artificiale è tutt’altro che al capolinea. Per PGIM -colosso Usa degli investimenti finanziari – il ciclo di investimenti nell’AI è ancora nelle fasi iniziali e potrebbe alimentare la crescita per diversi anni, nonostante volatilità e maggiore selettività sui mercati.
A sostenerlo è Mark Baribeau, Head of Global Equities di Jennison Associates, affiliata di PGIM, secondo cui la domanda continua a superare l’offerta lungo l’intera filiera dell’intelligenza artificiale.
La partita, però, si sta allargando. Accanto ai semiconduttori, crescono le opportunità nel cloud, nel software e nelle infrastrutture necessarie a sostenere la potenza di calcolo: dalla produzione di energia alle reti elettriche, fino ai sistemi di raffreddamento e ai data center.
Le cifre danno la misura della trasformazione: secondo le stime di consenso citate nell’analisi, gli investimenti nell’AI potrebbero raggiungere circa 850 miliardi di dollari entro la fine del 2026 e superare 1.300 miliardi nel 2027.
Non mancano, tuttavia, le incognite. Il costo dei finanziamenti e la necessità di selezionare i progetti più redditizi potrebbero frenare le iniziative meno sostenibili.
Il messaggio di PGIM è chiaro: più che una fine del boom AI, si profila una nuova fase, in cui a fare la differenza sarà la capacità di trasformare gli investimenti in profitti concreti.
