
Volta B1: a Como l’Italia quantistica accende il primo computer Annealing
Immaginate un paesaggio pieno di colline e valli. Ogni possibile soluzione di un problema è un punto del paesaggio; la soluzione migliore è la valle più profonda. Un computer classico può esplorare il terreno passo dopo passo, rischiando di fermarsi in una piccola conca che sembra buona ma non lo è.
Il quantum annealing codifica invece il problema in un “paesaggio energetico”: la soluzione ottimale corrisponde allo stato di energia più bassa. Il sistema quantistico parte da una configurazione semplice, poi evolve lentamente verso il problema reale, cercando di “posarsi” nella configurazione a energia minima.
L’Italia, finalmente, ha il suo primo computer quantistico basato su quantum annealing. Si chiama Volta B1, è stato inaugurato a Villa Saporiti, a Como, e porta nel Paese la tecnologia D-Wave Advantage2: oltre 4.400 qubit superconduttivi pensati per affrontare problemi di ottimizzazione che i calcolatori classici faticano a risolvere.
L’evento, intitolato “Quantum per l’Italia” e promosso da Q-Alliance, ha chiuso il Digital Innovation Forum di Villa Erba, a Cernobbio, dove D-Wave aveva annunciato l’arrivo del sistema in Lombardia. Il nome è un omaggio ad Alessandro Volta, nel bicentenario della sua morte: una scelta simbolica che lega la città della pila alla frontiera del calcolo quantistico.
Che cosa cambia davvero
Volta B1 non è un computer quantistico universale: appartiene alla famiglia dell’annealing, una tecnologia specializzata nella ricerca di soluzioni ottimali in scenari con un numero enorme di combinazioni possibili. Pensiamo a rotte logistiche, pianificazione produttiva, allocazione di risorse, gestione di reti elettriche o portafogli finanziari: problemi dove trovare la soluzione migliore può diventare rapidamente computazionalmente proibitivo.
Il sistema D-Wave Advantage2 installato a Como conta più di 4.400 qubit e oltre 40.000 interconnessioni. Non sostituirà i supercomputer tradizionali né l’AI generativa, ma può diventare un acceleratore per una specifica classe di problemi industriali e scientifici.
Chi lo finanzia e come si accederà
Dietro l’operazione c’è un accordo da 10 milioni di euro tra D-Wave e Swiss Quantum Technology (SQT). La società svizzera ha acquisito per cinque anni il 50% della capacità del sistema e conserva un’opzione per acquistarlo integralmente.
L’accesso non sarà riservato alla sola Villa Saporiti: ricercatori, università e imprese europee potranno utilizzare la macchina anche tramite Leap, il servizio cloud di D-Wave. Una scelta che trasforma Volta B1 da installazione fisica a infrastruttura distribuita, con potenziali ricadute ben oltre i confini lombardi.
Un’infrastruttura, non una promessa
Per Alan Baratz, amministratore delegato di D-Wave, si tratta di un traguardo storico: il calcolo quantistico smette di essere una promessa di laboratorio e diventa una capacità operativa per innovazione e industria italiane. “È così che l’infrastruttura quantistica diventa vantaggio industriale”, ha dichiarato.
Anche la governance dell’iniziativa racconta un modello diverso dal solito. Almaviva Group è tra i firmatari della “Dichiarazione Volta”, l’alleanza tra istituzioni, ricerca e industria che ha portato il sistema in Italia. Per il presidente Alberto Tripi, il valore strategico sta proprio nella disponibilità concreta della tecnologia per ricerca, imprese e pubblica amministrazione.
Nessun euro dal Pnrr
Il ministro Tommaso Foti ha voluto sottolineare un aspetto politico ed economico: Volta B1 “non ha avuto un euro dal Pnrr”. Un risultato, ha aggiunto, nato dalla cooperazione tra soggetti privati e istituzionali, in un settore in cui i fondi pubblici hanno comunque sostenuto molte altre iniziative quantistiche.
È un messaggio rilevante in un Paese che discute da anni su come convertire fondi europei in capacità tecnologica duratura. Qui l’investimento è privato, il modello è contrattuale e l’obiettivo dichiarato è creare competenze per posizionare l’Italia nell’economia quantistica.
La sfida ora è l’uso
La vera prova di Volta B1 non sarà l’inaugurazione, ma l’adozione. Serviranno team capaci di formulare problemi reali in linguaggio quantistico, casi d’uso con valore economico misurabile e una filiera di competenze che oggi in Italia è ancora in costruzione.
Se questa infrastruttura riuscirà a collegare ricerca, imprese e PA, Como potrebbe diventare qualcosa di più della città dove è nato Volta: un nodo europeo del calcolo quantistico applicato.
