
Il filo diretto fra Algoritmo e Fabbrica
Dall’algoritmo alla fabbrica: l’AI esce dallo schermo e cerca capitali
Milano, Palazzo Clerici. Non un’altra conferenza sull’intelligenza artificiale, ma un tentativo di rispondere alla domanda che ormai interessa imprese, pubbliche amministrazioni e investitori: come trasformare l’entusiasmo per l’AI in capacità produttiva, competitività e rendimento. È l’ambizione di “Investimenti e tecnologie del futuro”, l’evento organizzato da AVM SGR il 12 ottobre 2026.
Il gestore EuVECA e Società Benefit ha riunito accademici, manager, istituzioni, finanza e difesa attorno a un’idea precisa: l’AI non vive più soltanto nei data center e nelle interfacce conversazionali. Sta scendendo nel mondo fisico, nelle fabbriche, nei robot, nei sistemi di sicurezza e nelle infrastrutture critiche. Il passaggio dal digitale al fisico è il vero terreno di gioco del prossimo decennio.
Ad aprire i lavori, due presenze emblematiche: Robee, il robot umanoide sviluppato da Oversonic Robotics, e Movyn, firmato Alto Robotics. Non un effetto scenico, ma la sintesi visiva della tesi dell’incontro: l’automazione intelligente è già un mercato, non una promessa tecnologica.
AVM Sgr arriva a questo dibattito con una posizione consolidata. Attraverso il fondo Cysero, nato nel 2020 con Kilometro Rosso, investe in robotica e cybersecurity, con l’AI come orizzonte trasversale. Una scommessa che incrocia due delle aree più strategiche per l’industria italiana: la capacità di produrre beni fisici e la necessità di proteggerli in un contesto di minacce digitali crescenti.
La ricerca torna centrale
Il dialogo tra Beppe Severgnini e Alberto Sangiovanni Vincentelli, professore alla University of California, Berkeley, ha riportato al centro un tema spesso trascurato dalle cronache dell’AI: senza ricerca di base e trasferimento tecnologico, l’innovazione resta un esercizio di narrazione. Le startup, le università e i poli tecnologici non sono accessori del sistema produttivo: ne sono il motore.
Sul piano europeo, il confronto tra Carlo Maria Pinardi e Paolo Gentiloni, autore di Diventare una potenza. Istruzioni per una rivoluzione europea, ha allargato lo sguardo. La sfida non è soltanto tecnologica, ma geopolitica: chi controlla chip, dati, robotica e infrastrutture digitali controlla anche una parte crescente della sovranità economica.
AI fisica: robotica, difesa, aerospazio
Il cuore della giornata è stato il panel “From Digital to Physical AI”. Accanto a Sangiovanni Vincentelli hanno discusso Costanza Balboni Cestelli, Vittorio Colao di General Atlantic, Antonio La Gatta del Dipartimento per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, Frank Lansink di INKEF Capital, il generale Carmine Masiello, il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago e Gianmario Verona, presidente di Istituto Italiano di Tecnologia e Human Technopole.
Un mix voluto. Perché l’AI fisica non riguarda solo l’industria manifatturiera: tocca la logistica, la sanità, la mobilità, la sicurezza urbana, la difesa e l’aerospazio. E per queste filiere servono capitali pazienti, competenze ingegneristiche e regole chiare. Non basta avere modelli linguistici sempre più potenti: occorre tradurli in macchine, sensori, software industriale e processi aziendali.
Per le imprese, pubbliche e private, il messaggio è duplice. Da un lato, l’automazione intelligente può ridurre costi, errori e dipendenza da manodopera in settori critici. Dall’altro, richiede investimenti in dati, cybersecurity, formazione e ripensamento dei processi. L’AI non si “acquista”: si integra.
Il portafoglio del futuro
A chiudere, Giovanna Dossena, principal e cofondatrice di AVM Gestioni, ha portato il discorso sul terreno degli investitori con “Scelte strategiche per un portafoglio del futuro”. La domanda non è più se investire in AI, robotica e cybersecurity, ma come distinguere le tecnologie destinate a generare valore reale da quelle che vivono solo di hype.
La risposta passa per un portafoglio capace di leggere le interdipendenze: semiconduttori, cloud, dati, robotica, sicurezza informatica e applicazioni verticali. In questo scenario, l’Italia ha carte da giocare nella manifattura avanzata, nella robotica e nelle tecnologie dual use, ma deve accelerare su capitali di venture, scala delle imprese e collegamento tra ricerca e mercato.
“L’intelligenza artificiale e le sue applicazioni industriali non rappresentano solo il futuro dell’economia, ma costituiscono già il presente della nostra società”, ha dichiarato Dossena. Una frase che riassume lo spirito dell’evento: smettere di trattare l’AI come un tema da previsione e cominciare a governarla come una trasformazione già in atto.
Per le aziende, la lezione di Palazzo Clerici è chiara. Il vantaggio competitivo non apparterrà a chi possiede il modello più avanzato, ma a chi saprà combinarlo con prodotti fisici, dati proprietari, sicurezza e capacità di esecuzione. L’AI del futuro, insomma, avrà sempre più mani. E chi saprà finanziale, costruirle e governarle avrà un vantaggio difficile da replicare.
